domenica 8 giugno 2008

Enrico VIII Tudor, Re di Inghilterra

Enrico VIII Tudor (Greenwich, 28 giugno 1491 – Londra, 28 gennaio 1547) fu il secondo monarca della dinastia dei Tudor, fu Re d'Inghilterra e Signore e Re d'Irlanda dal 22 aprile 1509 fino alla morte.

Enrico era il terzo figlio di Enrico VII e di Elisabetta di York, suo padre diventato re con la conquista, aveva consolidato la corona sposando Elisabetta, la sorella di Edoardo V d'Inghilterra.

Nel 1493, il giovane Enrico, fu nominato Conestabile del castello di Dover e Lord Guardiano dei Cinque Porti . Nel 1494, Duca di York e in seguito fu nominato Conte maresciallo d'Inghilterra e Lord Luogotenente d'Irlanda. Ha detenuto il potere piu' assoluto tra tutti i Re britannici.

Durante il suo regno vennero promulgate numerose e importanti leggi tra le quali quelle che hanno sentenziato la rottura tra la Chiesa Cattolica Romana e la nuova Chiesa Inglese portando il re a capo della chiesa d'Inghilterra. Gli "Acts of Union" emessi tra il 1536 e il 1543 (che hanno unito l'Inghilterra e il Galles in una nazione), il "Buggery Act" 1533, la prima legge contro la sodomia in Inghilterra , e il "Witchcraft Act" del 1542, che puniva con la morte "l'invocazione o l'evocazione dello spirito diabolico".

Enrico VIII e' famoso per essere stato un grande scommettitore e giocatore di dadi, abile sportivo e eccellente musicista, ma soprattutto per essersi sposato sei volte.

La prima moglie fu Caterina d'Aragona. Nel 1501, Arturo, fratello maggiore di Enrico, a quindici anni sposo' Caterina d'Aragona, figlia di Ferdinando II di Aragona, che ne aveva sedici.

I due furono mandati per qualche tempo nel Galles, come era consueto per l'erede designato e sua moglie, ma Arturo morì d'infezione. Di conseguenza, all'eta' di undici anni, Enrico, Duca di York divenne erede al trono. Subito dopo, fu nominato Principe di Galles.

Enrico VII desiderava ancora concludere un'alleanza matrimoniale fra Inghilterra e Spagna con un matrimonio fra Enrico, ora Principe di Galles e Caterina. Enrico si impegnava quindi a sposare la vedova di suo fratello, ottenendo una dispensa dal Papa.

Enrico salì al trono nel 1509 alla morte del padre e a seguito delle insistenze di Ferdinando II di Aragona, si sposo' con Caterina circa nove settimane dopo la sua ascesa al trono e entrambi furono incoronati nell'Abbazia di Westminster il 24 giugno 1509.

La prima gravidanza della regina Caterina si concluse con un figlio nato morto nel 1510. In seguito diede alla luce un figlio, Enrico, il 1° gennaio 1511, ma questo visse soltanto fino al 22 febbraio.

Nel 1516, la regina Caterina diede alla luce una bambina, Maria, facendo pensare a Enrico che poteva ancora avere un erede maschio malgrado le precedenti gravidanze non positive di sua moglie (un nato morto, un aborto e due infanti vissuti brevemente). La regina Caterina rimase incinta circa sette volte (per ultima volta nel 1518) ma solo la principessa Maria, sopravvisse all'infanzia.

Enrico ebbe molte amanti tra cui Maria Bolena e Elizabeth Blount. Da quest'ultima ebbe un figlio , Henry Fitzroy, il quale morì appena diciassettenne, nel 1536.

Nel 1526, quando divenne evidente che la regina Caterina non avrebbe potuto avere altri bambini, Enrico comincio' a corteggiare la sorella di Maria Bolena, Anna.

Probabilmente il desiderio di Enrico di avere un erede maschio, e non Anna stessa, fu la causa principale del suo tentativo di sbarazzarsi della regina Caterina.

La lunga e ardua manovra di Enrico di porre fine al suo matrimonio con la regina Caterina e' noto come il "Great Matter" del re. Il 25 gennaio 1533, prima di annunciare la decisione che il suo primo matrimonio, con Caterina d'Aragona, sarebbe stato invalidato, sposo' in segreto Anna Bolena.

Preparo' un atto speciale del parlamento per annullare il suo matrimonio con Caterina . E chiese che Papa Clemente VII convalidasse il divorzio. Il Papa si rifiuto' per diverse ragioni, incluso il fatto che il Sacro Romano Imperatore, che era figlio della sorella di Caterina, deteneva il potere sul papato.

Il rifiuto del Papa di annullare il matrimonio contribuì alla riforma della chiesa inglese e alla fondazione della Chiesa Anglicana, uno scisma dalla Chiesa Cattolica Romana.
Caterina si rifiuto' di riconoscere il divorzio e porto' la questione davanti alla legge, ma perse e fu costretta a lasciare la Corte Reale.

La principessa Maria fu dichiarata illegittima e sostituita come erede designato dalla nuova figlia della regina Anna, la Principessa Elisabetta. Caterina perse il titolo di "regina," e divenne principessa Vedova del Galles; Maria non fu piu' una "principessa", ma semplicemente una "Lady", una signora. Caterina morì di cancro nel 1536.

Nel 1536, la regina Anna comincio' a perdere il favore di Enrico. Dopo la nascita della principessa Elisabetta, la regina Anna ebbe due gravidanze che si conclusero con un aborto spontaneo o con dei nati-morti. Enrico VIII, nel frattempo, aveva cominciato a rivolgere le sue attenzioni a un'altra signora della sua corte, Jane Seymour.

Enrico fece arrestare Anna accusandola di aver usato la stregoneria per spingere il Re a sposarla, di avere rapporti adulterini con altri cinque uomini, di incesto con il fratello George Bolena (visconte di Rochford), di ingiuria verso il re e di cospirazione per ucciderlo (il che equivaleva a tradimento). Le prove a carico furono molto probabilmente fabbricate ad arte.

Nel maggio del 1536, la corte condanno' Anna e suo fratello a morte, o con l'esecuzione al rogo o con la decapitazione, secondo il desiderio del Re. Gli altri quattro uomini che si presumeva la regina Anna avesse coinvolto per stare con lei dovevano essere impiccati e squartati.

Lord Rochford fu decapitato poco dopo la fine del processo; gli altri quattro imputati ebbero mutate le loro sentenze dallo squartamento alla decapitazione. Anche Anna fu decapitata poco dopo. Il suo matrimonio con Enrico fu annullato poco prima della sua esecuzione. Quindi, poiché Anna ufficialmente non era stata sposata con Enrico, ne lei ne i cinque uomini gia' uccisi avrebbero potuto commettere adulterio. Questo punto, tuttavia, fu convenientemente ignorato.

Il giorno dopo l'esecuzione di Anna nel 1536, Enrico sposo' Jane Seymour. La Legge inglese di successione del 1536 dichiaro' che i figli di Enrico e della Regina Jane sarebbero stati i primi nella linea di successione e dichiaro' sia Lady Maria che Lady Elizabetta illegittime, escludendole dalla successione. Al re fu assegnato il potere di determinare in seguito la linea della successione con le sue volonta'.

Jane diede alla luce un figlio, Principe Edoardo, nel 1537 ma morì, in seguito a complicazioni dovute al parto dopo due settimane.

Nello stesso periodo della sua unione con Jane Seymour, Enrico diede la sua approvazione all'Act of Union del 1536, che congiunte formalmente il Galles, unendo Inghilterra e Galles in un'unica nazione.

L'unico figlio maschio di Enrico sopravissuto, il principe Edoardo, duca di Cornovaglia, non era un bambino di buona salute. Di conseguenza Enrico desiderava sposarsi ancora una volta per assicurarsi che un maschio potesse succedergli.

Thomas Cromwell, consigliere del Re, suggerì a Enrico la nobildonna tedesca Anna di Cleves, sorella del protestante Duca di Cleves, il quale era visto come un importante alleato nel caso di un attacco cattolico all'Inghilterra.

Il pittore Hans Holbein fu inviato a Cleves per dipingere un ritratto di Anna per il Re. Il pittore occulto' le cicatrici lasciate dal vaiolo e dipinse un ritratto altamente adulatorio.
Quando Anna arrivo' in Inghilterra, Enrico non la trovo' per niente attraente. Cio' nonostante la sposo' il 6 gennaio 1540. Poco dopo Enrico volle porre termine al matrimonio, non solo per i suoi sentimenti personali ma anche a causa di considerazioni politiche.

Il Duca di Cleves si era impegnato in una disputa con l'imperatore, con cui Enrico non voleva entrare in lite.
La regina Anna era abbastanza intelligente da non impedire la richiesta di Enrico per un annullamento. Testimonio' che il loro matrimonio non era mai stato consumato (cosa che si pensa sia vera vista la ripugnanza di Enrico nei confronti della regina Anna).

Il matrimonio fu di conseguenza annullato sulla base che Anna in precedenza aveva stipulato un contratto per sposare un altro nobile europeo e ricevette il titolo di "Sorella del re" e le fu assegnato il castello di Hever, la ex-residenza della famiglia di Anna Bolena.

Thomas Cromwell, nel frattempo, rimase senza il favore del re per il suo ruolo nell'organizzazione del matrimonio e in seguito fu privato dei suoi poteri e decapitato. L'ufficio di "Viceregent in Spirituals", che era stato creato specificamente per lui, non fu occupato ed e' ancora vacante.

Il 28 luglio del 1540 Enrico sposo' la giovane Catherine Howard, prima cugina di Anna Bolena e dama di corte di Anna di Cleves. Enrico VIII era perdutamente innamorato della nuova giovane sposa, diceva che era la sua "rosa rosseggiante senza spine" e la inondava di carezze e doni: collane di diamanti e rubini, smeraldi incastonati in losanghe d'oro, spille, croci, orologi, e quant'altro fosse possibile.

Tuttavia poco dopo il matrimonio sembro' che la regina Catherine avesse una relazione con il cortigiano Thomas Culpeper. Inoltre assunse Francis Dereham , che precedentemente era stato legato informalmente con lei e con cui aveva avuto una relazione prima del matrimonio, come suo segretario.

Thomas Cranmer, che si era opposto alla potente famiglia cattolica degli Howard, porto' la prova delle attivita' della regina Catherine all'attenzione del re. Benche' Enrico inizialmente rifiutasse di credere ai documenti, permise a Cranmer di condurre una ricerca, che dimostro' l'implicazione della regina Catherine.

Una volta interrogata, la regina avrebbe ammesso un precedente contratto anteriore per sposare Dereham e sostenne che l'aveva forzata ad avere un rapporto adulterino. Dereham, nel frattempo, rivelo' la relazione della regina Catherine con Thomas Culpeper.

Nel dicembre 1541, Dereham e Culpeper furono arrestati e torturati e Catherine fu condannata non in base a un processo ma a un "Act of Attainder" approvato dal Parlamento.

Il matrimonio di Catherine fu annullato poco prima della sua esecuzione. Come nel caso di Anna Bolena, Catherine Howard non avrebbe tecnicamente potuto essere colpevole del adulterio, poiché il matrimonio era ufficialmente nullo e senza effetto dall'inizio.
Di nuovo, questo punto fu ignorato e l'esecuzione di Catherine avvenne il 13 febbraio 1542, quando non aveva ancora compiuto 21 anni.

Enrico sposo' la sua ultima moglie, la ricca vedova Catherine Parr , nel 1543. La Parr si scontro' con Enrico a causa della religione: era infatti una protestante estremista mentre Enrico era rimasto cattolico. Il suo comportamento stava quasi per portare a una separazione, ma si salvo' facendo atto di sottomissione.

Catherine contribuì a riconciliare Enrico con le sue prime due figlie, Maria ed Elisabetta. Nel 1544, una legge del Parlamento le reinserì nella linea di successione dopo il principe Edoardo, Duca di Cornovaglia, benché fossero ancora ritenute illegittime. La stessa legge permise a Enrico di determinare l'ulteriore successione al trono con le sue volonta'.

In tarda eta', Enrico era fortemente sovrappeso, e probabilmente soffriva gotta. La teoria secondo la quale abbia sofferto di sifilide e' plausibile. Enrico durante un'esercitazione si feri' alla coscia, la ferita gradualmente si ulcero' e potrebbe indirettamente aver condotto alla sua morte, che avvenne il 28 gennaio 1547 al Palazzo di Whitehall.

Enrico VIII fu sepolto nella Saint George's Chapel nel Castello di Windsor, vicino alla moglie Jane Seymour.

In conseguenza dell'Atto della successione del 1544, l'unico figlio maschio sopravvissuto di Enrico, Edoardo, eredito' la corona, diventando Edoardo VI. Nell'inverno del 1552 si ammalo', e morì nell'estate successiva, a 16 anni (ci fu chi disse che era stato avvelenato). Alla notizia della sua morte Maria Tudor, primogenita del Re, venne a Londra a prendere possesso del trono.

In tempi moderni, Enrico VIII e' diventato uno dei re storici piu' popolari della monarchia inglese molte sono le opere di letteratura o di spettacolo a lui dedicate eccone alcune tra le piu' degne di nota:

Enrico VIII nella letteratura
Le sei mogli di Enrico VIII di Antonia Fraser Edito da Mondadori
Il re e il suo giullare di Margaret George Edito da Tea
Il grande Enrico di Carolly Erickson Edito da Mondadori

Enrico VIII in teatro:
Henry VIII opera teatrale di William Shakespeare

Enrico VIII al cinema :
The Private Life of Henry VIII (Le sei mogli di Enrico VIII) del 1933, con Charles Laughton
Anne of the Thousand Days (Anna dei mille giorni) del 1969, (film su Anna Bolena) con Richard Burton e Genevieve Bujold
A Man for All Seasons (Un uomo per tutte le stagioni) del 1966 (film sulla vita di Tommaso Moro basato su un'opera di Robert Bolt dello stesso titolo) dove Enrico VIII e' interpretato da Robert Shaw
The Other Boleyn Girl (L'altra donna del re) del 2008 .
Il film illustra la vita di Enrico VIII (Eric Bana) durante la permanenza a corte delle due sorelle Bolena (Scarlett Johansson nel ruolo di Maria e Natalie Portman in quello di Anna).

Enrico VIII in televisione:
• "The Tudors" serie televisiva del network statunitense "Showtime" del 2007 giunta alla sua seconda stagione.
Il serial tv narra la vita di un giovane Enrico VIII e degli avvenimenti alla sua corte.

Fonti e link correlati:
http://en.wikipedia.org/wiki/Henry_VIII_of_England
http://it.wikipedia.org/wiki/Enrico_VIII_d'Inghilterra
http://it.wikipedia.org/wiki/Caterina_d'Aragona
http://it.wikipedia.org/wiki/Anna_Bolena
http://it.wikipedia.org/wiki/Jane_Seymour
http://it.wikipedia.org/wiki/Catherine_Howard
http://it.wikipedia.org/wiki/Catherine_Parr
http://it.wikipedia.org/wiki/Edoardo_VI_d'Inghilterra

sabato 24 maggio 2008

Luigi XIV - Re Sole, il piu' grande Re di Francia

Luigi XIV nasce a Saint-Germain-en-Laye il 5 settembre 1638 e muore a Versailles, il 1 settembre 1715 .
E’ il terzo Re di Francia della famiglia reale dei Borbone.

Figlio primogenito di Re Luigi XIII e della Regina Anna D'Austria, la sua nascita viene considerata un dono di Dio in quanto avvenne dopo ben 23 anni di matrimonio e a seguito di due aborti spontanei della Regina.

Il suo regno comincia quando e' ancora bambino infatti il 14 maggio 1643 (non ha ancora compiuto 5 anni) eredita il trono di Francia a seguito della morte del padre.

La madre e’ nominata reggente, e gestisce il regno di Francia con il Primo Ministro Cardinale Mazarino (pupillo del Cardinale Richelieu) il quale regge le sorti della Francia per molti anni. La sua influenza e’ tale che solo alla sua morte, il 9 marzo 1661, Luigi assume effettivamente i pieni poteri come Re di Francia.

Negli anni che vanno dal 1648 al 1652 la Francia, in particolar modo Parigi, e’ invasa dalla rivolta della Fronda, movimento di opposizione alla politica del Cardinale Mazarino, che coinvolge sia il popolo che una parte di nobilta’. Durante questi anni avviene un episodio che turba profondamente Luigi XIV ancora bambino, alcuni frondisti invadono il castello e costringono la famiglia Reale e il Cardinale Mazarino a fuggire nel cuore della notte.

A seguito di questo episodio Luigi XIV quando sale al potere prende un serio provvedimento contro la nobilta’, si allontana da Parigi e fa costruire a Versailles, al posto della vecchia residenza di caccia di suo padre, un'immensa reggia dove fa alloggiare i nobili e istituisce un complesso cerimoniale per tenerli occupati e distrarli dalla politica.

Prendendo a servizio suo o del palazzo alcuni esponenti del ceto nobile crea la nobiltà di corte, totalmente fine a se stessa, parassita dell'ambiente reale e schiava dell' "etichetta", una sorta di "gerarchia" per cui più si e’ vicini al Re nel servirlo più si sale di etichetta.

Sempre per ridurre i poteri della nobilta’, che interferisce con i suoi intrighi nelle scelte politiche della Corona, istituisce la monarchia assoluta.

Durante il suo regno Luigi XIV rafforza l'influenza della Francia in Europa e nel mondo, combattendo tre grandi conflitti; ma oltre che militarmente anche la cultura francese diventa sovrana in Europa durante il suo lungo regno.

Luigi XIV e' convinto sostenitore di una monarchia di tipo assolutistico, ma regna comunque sempre nell'interesse della Francia.

Luigi XIV sceglie per emblema il sole: la stella che da’ vita a qualsiasi cosa. Il sole e’ anche il simbolo di ordine e regolarità. Regna il sole sulla corte, i cortigiani e la Francia.

E i cortigiani assistono al giorno del re come alla corsa quotidiana del sole.

Il Re appare anche mascherato da sole a una festa di corte.

Il Re-Sole addomestica definitivamente tutti coloro che gli contestano il potere facendo della sua vita di monarca un teatro perpetuo dove tutto, il suo andare a dormire, il suo svegliarsi, i suoi pasti, le sue scappatelle amorose, le sue vestizioni, i suoi abiti, i suoi animali da compagnia, i suoi intrattenimenti e i suoi piaceri intimi, sono seguiti da cortigiani ansiosi di non mancare in nessun momento.

Luigi, e’ noto oltre che come il Re Sole (Le Roi Soleil), anche come "Luigi il Grande" (Louis le Grand) governa sulla Francia per oltre settant'anni, piu’ di qualsiasi altro monarca francese e di tutti i principali monarchi europei.

La frase che gli viene spesso attribuita, "L'état, c'est moi!" ("Lo Stato sono io!"), è molto probabilmente dovuta ad una leggenda, poiché il suo regno fu contrassegnato da grandi progressi nel diritto pubblico proprio nella distinzione tra la persona fisica del re e lo Stato, mentre più veritiera appare l'altra frase celebre attribuitagli sul letto di morte:
"Je m'en vais, mais l'État demeurera toujours"

(Io me ne vado, ma lo Stato resterà sempre).

Il 10 giugno del 1660 Luigi XIV sposa , a Saint-Jean-de-Luz, l’infanta di Spagna Maria Teresa D’Austria (1638-1683), doppiamente sua prima cugina (i genitori di Maria Teresa sono fratelli dei genitori di Luigi).

Questo stretto legame di parentela fra i due coniugi e' probabilmente causa dell'alta mortalità dei loro figli (di essi sopravvive all'infanzia solo Luigi detto il Gran Delfino che tuttavia non sopravvive al padre).

Il matrimonio, imposto per ragioni politiche non va giu’ a Luigi, che non sopporta la moglie fin dal primo momento, si circonda di una considerevole quantità di amanti e genera diversi figli illegittimi.

La leggenda narra che il giorno della morte di Maria Teresa il Re pronunci questa frase:
“E’ la prima volta che la Regina riesce a darmi un’emozione”.

Dalla moglie Maria Teresa d'Austria ha 6 figli che muoiono tutti prima di lui :

  • Luigi, (1661-1711) detto il Gran Delfino;
  • Anna Elisabetta (1662-1662);
  • Maria Anna (1664), morta nel primo anno di vita;
  • Maria Teresa (1667-1672);
  • Filippo (1668 – 1671);
  • Luigi Francesco (1672).

Sono molte le amanti di Luigi XIV e alcune di loro riescono a esercitare un grosso ascendente sugli intrighi politici e sulla cultura della Francia.

Ecco le piu’ “importanti”:

  • Louise Françoise de La Baume Le Blanc, duchessa de La Vallière et de Vaujours (1644+1710),
  • Françoise-Athénaïs de Rochechouart de Mortemart, Marchesa de Montespan (1668),
  • Bonne de Pons Marchesa d'Heudicourt (1665 ou 1666),
  • Marie Mancini, nipote del cardinale Mazarino che diventa Madame la Connétable de Colonna,
  • Olympe Mancini, Contessa de Soissons (1655),
  • Hortense Mancini, sorella di Olympe,
  • Louise de Nesles, Contessa de Mailly (†1751),
  • Lucie de La Motte-Argencourt (1657),
  • Marie-Elisabeth de Ludres (1676 à 1677),
  • Anne-Julie de Rohan-Chabot, principessa de Soubise (1674 à 1676),
  • Mademoiselle de Thianges (1683)
  • Lydie de Rochefort-Théobon
  • Marie Angélique de Scoraille de Roussille, Marchesa poi Duchessa de Fontanges (†1681), detta « Mademoiselle de Fontanges »
  • Henriette Anne Stuart d'Angleterre,
  • Claude de Vin des Œillets, detta « Mademoiselle des Oeillets »
  • Anne-Lucie de La Mothe-Houdancourt,
  • Catherine-Charlotte de Gramont, principessa di Monaco, sposa del principe di Monaco.
  • Françoise d'Aubigné, Marchesa de Maintenon, vedova del Poeta Scarron detta " la belle indienne “

Quest’ultima viene sposata in gran segreto dal Re dopo la morte della Regina. A seguito di questo matrimonio le scappatelle amorose di Luigi XIV giungono al termine.

Dalle amanti ha i seguenti figli illegittimi (molti dei quali successivamente legittimati):

  • da Luisa Francesca de la Baume Le-Blanc, Marchesa de La Vallière(† 1710):
    • Carlo, (1663), morto entro un anno
    • Filippo, (1665 – 1666)
    • Luigi, (1665 – 1666)
    • una figlia morta appena nata
    • Maria Anna, (1666 – 1739), Prima Mademoiselle de Blois (legittimata); sposa Luigi-Armando I di Borbone-Conti, (1661 – 1685), 2° principe di Conti
    • Luigi, (1667 – 1683), conte di Vermandois (legittimato)
  • da Françoise Athénaïs de Rochechouart de Montermart, Marchesa di Montespan (†1707):
    • un figlio morto entro un anno (1669)
    • Luisa Francesca (1669 – 1672)
    • Luigi Augusto (1670 – 1736), duca di Maine (legittimato)
    • Luigi Cesare (1672 – 1683), conte di Vexin (legittimato)
    • Luisa Francesca (1673 – 1743), Mademoiselle de Nantes (legittimata) sposa del duca di Borbone
    • Luisa Maria Anna (1674 – 1781), Mademoiselle de Tours (legittimata)
    • Francesca Maria (1677 – 1749), Seconda Mademoiselle de Blois (legittimata); sposa Filippo II di Borbone-Orléans (futuro reggente)
    • Luigi Alessandro (1678 – 1737), conte di Tolosa (legittimato)
  • da Claudia de Vins des Œillets:
    • Luisa di Maisonblanche (1676 – 1718)
  • da Maria Angelica de Scorailles de Roussille, duchessa di Fontanges (†1681)
    • una figlia
Il Re Sole durante gli anni finali del suo regno e' amareggiato dai problemi legati alla sua successione e dal suo cattivo stato di salute.

Nel 1711 muore il Gran Delfino; l'anno seguente un focolaio di vaiolo uccide Luigi, duca di Borgogna (figlio del Gran Delfino) insieme alla moglie Maria Adelaide di Savoia e al loro figlio maggiore, il duca di Bretagna. Rimane, un unico principe di sangue reale erede legittimo di Luigi XIV, il figlio minore del duca di Borgogna, Luigi, duca d'Angio', che diventa poi Re come Luigi XV.

Degli altri due figli del Gran Delfino, uno, re di Spagna con il nome di Filippo V di Spagna, deve rinunciare alla successione al trono di Francia in forza della Guerra di successione spagnola, (Trattato di Utrecht del 1713) e l'altro, Carlo, muore anch'egli prima di Luigi XIV.

il 1° settembre 1715 alle ore 8:15 della mattina, alla vigilia dei suoi 77 anni, Luigi XIV muore per una cancrena senile alla gamba, circondato dai suoi cortigiani, dopo un'agonia di molti giorni.

I suoi ultimi consigli al re futuro Luigi XV sono di non imitare il suo gusto per gli edifici, di alleviare la miseria del suo popolo, "ciò che mi rammarico non di avere fatto" , e di vivere in pace con i suoi vicini.

Il suo regno dura 72 anni e 100 giorni (54 anni di regno effettivo se non si considera il periodo della reggenza di Anna D'Austria e Mazarino dal 1643 al 1661).

Viene sepolto, fornito dei sacramenti della chiesa cattolica, nella basilica Santo-Dennis.

La sua scomparsa non sembra avere sollevato molta emozione fra i cortigiani ne' fra il popolo, i quali sono stanchi del suo lungo regno.

Il Parlamento di Parigi rompe la sua volonta’ fin dal giorno dopo il 2 settembre, che apre un'era di ritorno in forza dei nobili e dei parlamentari.

Tuttavia, numerosi sovrani stranieri, anche tradizionalmente ostili della Francia, sono consapevoli della scomparsa d' un monarca d' eccezione: l' Elettore di Sassonia al momento dell’annuncio non ha bisogno di nessuna precisione di nome quando annuncia solennemente ai suoi ministri: " Signori, il re e' morto."

Gli succede al trono il pronipote Luigi, Duca d'Angio' con il nome di Luigi XV; il quale ha solo cinque anni. La reggenza viene data al duca Filippo II d'Orléans, nipote e genero del defunto Re Sole, che la sostiene fino al 1723, fino a quando cioè Luigi XV diventa maggiorenne.

Fonti e link correlati:

Le foto di questo articolo sono tratte dai link sopracitati

sabato 10 maggio 2008

La Regina Maria Antonietta

Maria Antonia Josepha Johanna d'Asburgo-Lorena nacque a Vienna, al Palazzo Hofburg, il 2 novembre 1755, quindicesima dei sedici figli di Maria Teresa d'Asburgo e di Francesco I di Lorena; fu descritta come "una piccola, ma perfettamente sana arciduchessa". Il giorno seguente, com'era usanza, fu battezzata nella Chiesa degli Agostiniani.

Il nome Maria veniva imposto a tutte le principesse della casa imperiale sin dai tempi del suo bisnonno, Leopoldo I, a testimonianza della venerazione degli Asburgo nei confronti della Santa Vergine. Perciò, visto il gran numero in famiglia di donne con nome Maria, venne sempre chiamata Madame Antoine, francesizzazione del suo secondo nome di battesimo.

Inizialmente, in una famiglia cosi' pullulante di giovinette in età da marito, il ruolo politico della piccola Antoine era quasi nullo e altrettanto nullo fu l' interesse per la sua istruzione.
Il rapporto con sua madre, sempre impegnata negli affari di Stato e dimentica dei figli minori, non era particolarmente profondo al punto che, in età adulta, Maria Antonietta affermo': "Amo l'imperatrice ma la temo anche a distanza; quando le scrivo non mi sento mai perfettamente a mio agio".

L'educazione di Antoine fu scarsissima, a 12 anni non sapeva scrivere correttamente ne' in francese ne' in tedesco, parlava invece un elegante e buon italiano per merito del suo maestro di riguardo Pietro Metastasio.

Fu invece iniziata alle arti delicate e femminee come il ricamo, la musica e la danza.
Suo maestro di musica fu il compositore Christoph Willibald Gluck, ed ella suonava molto bene l'arpa, ma senza dubbio cio' che meglio le riusciva era la danza, muovendo il corpo con grazia e raffinatezza tali da passare alla storia.

Le vicende che portarono al suo fidanzamento con il Delfino di Francia ebbero inizio nel 1765, quando il 18 agosto, a Innsbruck, Francesco I mori' lasciando sola Maria Teresa, che da quel momento porto' il lutto a vita. Al suo fianco salì al trono come coreggente il figlio maggiore Giuseppe.

In quegli anni si stavano trattando alcuni importanti matrimoni tra le case regnanti d'Europa; Maria Giuseppa era stata promessa a Ferdinando IV di Napoli, mentre Ferdinando I di Parma cercava una sposa tra le restanti arciduchesse. Questi matrimoni dovevano cementare le nuove alleanze, venutesi a formare dopo la Guerra dei sette anni, che comprendevano Parma, Napoli e soprattutto la mortale e storica nemica dell'Austria, la Francia.

Maria Cristina fu l'unica tra le sue sorelle a fare un matrimonio d'amore, infatti gioco' le sue carte nel massimo momento di debolezza dell' imperatrice, quando le mori' il marito, e riusci' a coronare il suo sogno sposando il principe Alberto di Sassonia-Teschen.

La maggiore delle figlie Marianna, in quanto disabile, non era presa in considerazione per un eventuale matrimonio.

Nel 1767, un'epidemia di vaiolo colpi' la famiglia imperiale; Antoine ne era immune, poiche' l'aveva contratto in forma lieve, senza conseguenze, quando aveva due anni. La prima a morire fu la moglie di Giuseppe, Maria Giuseppa di Baviera, dopo di lei si ammalo' anche l'imperatrice, la quale ricevette l'estrema unzione ma si salvo'. Dopo la sua guarigione, Maria Teresa insistette che la figlia Maria Giuseppa, in procinto di partire per Napoli, pregasse insieme a lei nella cripta di famiglia; la tomba della cognata pero' era stata mal sigillata e l'arciduchessa si ammalo' e poi mori'.

Infine, la bella Elisabetta, per la quale si stava trattando un accordo di matrimonio proprio con il re di Francia Luigi XV, contrasse il terribile morbo: riusci' a salvarsi, ma la sua avvenenza venne del tutto deturpata, rendendola non idonea per le nozze. Per compensare le gravi perdite, l'imperatrice fece sposare a Ferdinando IV di Napoli la giovane Carlotta, che da quel momento fu chiamata Maria Carolina, mentre Amalia, la piu' anziana tra le candidate rimanenti, ando' in sposa a Ferdinando I di Parma.

A questo punto la dodicenne Antoine venne presa in considerazione per la prima volta come sposa del Delfino di Francia Luigi Augusto.

Nel 1769, nel fiore della giovinezza, Maria Antonietta era pronta a posare per il pastellista Ducreux, ufficialmente inviato da Parigi. La Francia di Luigi XV e l'Austria di Maria Teresa si impegnarono a fondo per la perfetta realizzazione di quello che sarebbe stato il matrimonio del secolo, impiegando tre anni per elaborare ogni singolo dettaglio: alla fine, la dote fu fissata a 200.000 corone, e un medesimo valore in gioielli, mentre venivano scambiati ritratti dei due giovani e anelli di fidanzamento.

Infine, il 19 aprile 1770, vennero celebrate le nozze per procura a Vienna, nella Chiesa degli Agostiniani, a far le veci dello sposo c'era Ferdinando; da quel momento Antoine venne ufficialmente chiamata Maria Antonietta, Delfina di Francia.

Prima di lasciarla per sempre, le due non si sarebbero mai piu' riviste, Maria Teresa ricordo' alla figlia che aveva dei doveri nei confronti del suo Paese natio, che non doveva dimenticare di essere austriaca e che era suo compito promuovere gli interessi dell'Austria quando sarebbe stata regina di Francia; tutti gli insegnamenti erano contenuti in una lettera che avrebbe dovuto essere riletta una volta al mese.

Maria Antonietta venne ufficialmente consegnata ai francesi il 7 maggio 1770, su un'isola vicino a Khel. A capo del seguito francese vi erano il conte e la contessa de Noailles, quest'ultima nominata da Luigi XV Gran Maestra della Casa della Delfina.

Il 14 maggio nella foresta di Compiègne, avvenne l'incontro ufficiale tra la Delfina, il Delfino, il re e le Mesdames Tantes (le zie). Luigi XV, prima dell'arrivo della nipote acquisita, chiese al suo ambasciatore come ella avesse il seno; il gentiluomo in imbarazzo rispose di non averlo osservato e il re ribatte: "Oh, non l'avete guardato? E' la prima cosa che avrei guardato io".

Quando Maria Antonietta scese dalla carrozza fu accolta e scortata dal Duca di Choiseul, al quale rivolse queste parole: "Non dimentichero' mai che voi siete il fautore della mia felicita'!". Il vecchio re trovo' la fanciulla ancora acerba (aveva avuto il suo primo ciclo mestruale da soli 4 mesi), ma graziosa e ben fatta; invece suo nipote, il goffo Luigi Augusto, era sgraziato e gia' piuttosto pingue per la sua eta': nei dipinti inviati in Austria era stato abbellito.

Nei ricevimenti dati in quei giorni a Compiègne e a La Muette erano presenti due donne importanti nella sua vita futura: la Principessa de Lamballe e Madame Du Barry. Quest'ultima era l'amante del re e l'ingenua Delfina, tenuta all'oscuro a Vienna su ogni cosa riguardasse il sesso, chiese alla Noailles chi ella fosse e quando le fu risposto che era li' per far piacere al re, Maria Antonietta affermo': "Oh, allora saro' una sua rivale perche' anch'io desidero fare piacere al re".

Le nozze avvennero in forma solenne, a Versailles il 16 maggio: lei aveva quattordici anni; lui appena uno di piu'; la cerimonia fu sontuosa ed ella appariva piccola e minuta nell'ampio abito di broccato bianco e argento gonfiato ai lati, trapuntato di diamanti.
Per piu' di sette anni il loro matrimonio rimase non consumato, pare a causa di una fimosi di cui soffriva il giovane Luigi, nonche'della sua timidezza e goffaggine.

La svolta avvenne quando Giuseppe II, Imperatore del Sacro Romano Impero, fratello di Maria Antonietta, venne in incognito a Versailles nel 1778 preoccupato per le sorti dell' amata sorella e dell' alleanza franco-austriaca.

Nel dicembre dello stesso anno, Maria Antonietta dette alla luce la prima figlia: Maria Teresa Carlotta.

Maria Antonietta ebbe quattro figli:
  • Maria Teresa Carlotta, nata il 19 dicembre 1778, che sara' soprannominata Madame Royale e diventera' piu' tardi duchessa d'Angoulême.
  • Luigi Giuseppe, nato il 22 ottobre 1781, che morira' a soli otto anni, il 3 giugno 1789.
  • Luigi Carlo, duca di Normandia, nato il 27 marzo 1785, la cui morte pare sia avvenuta all'incirca all'eta' di dieci anni.
  • Sofia Elena Beatrice, nata il 9 luglio 1786, che morì il 19 giugno 1787, ad appena un anno di eta', di tubercolosi.

La reazione iniziale al matrimonio tra Maria Antonietta e Luigi Augusto fu decisamente eterogenea.

Da un lato la Delfina in persona fu molto popolare tra la gente, la sua prima apparizione ufficiale a Parigi l'8 giugno 1773 alle Tuileries fu considerata da molti spettatori come un clamoroso successo: quando Maria Antonietta si affacciò al balcone la folla inizio' a urlare dalla gioia, allora il maresciallo de Brissac le fece il baciamano e le disse: "Madame, senza pregiudizio per Monsieur le Dauphin, qui voi avete duecentomila amanti".

Anche la visita all'Opéra una settimana piu' tardi fu riportata come un successo: alla fine dello spettacolo, benché fosse contrario alle regole dell'etichetta, Maria Antonietta inizio' ad applaudire e invito' anche il pubblico a fare altrettanto, ma le ovazioni erano tutte per lei.

A corte, tuttavia, la coppia non fu cosi' popolare, a causa delle tensioni di lunga durata che intercorrevano tra Austria e Francia.

Alle sue spalle, le Mesdames Tantes, figlie di Luigi XV, chiamavano Maria Antonietta "L'Autrichienne", cioe' l'Austriaca (durante gli anni della rivoluzione il termine fu facilmente sciolto in autruche, struzzo, e chienne, cagna, il che avrebbe dato molte opportunita' ai caricaturisti) .

La principessa della Casa d'Austria si trovo' ben presto coinvolta negli intrighi che animavano la corte di Francia del XVIII secolo.

Particolarmente aspro fu lo scontro che la vide opporsi, su pressione delle figlie del re, alla contessa Du Barry, favorita di Luigi XV. Lo scontro ebbe peraltro l'effetto di attirare su Maria Antonietta la simpatia di molti ambienti nobiliari di Versailles, ostili all'influente contessa.

La contesa ebbe un certa importanza dal momento che nei giochi di potere, per volere della Du Barry, fu allontanato il Duca di Choiseul, fautore del matrimonio reale, e l'alleanza franco-austriaca poteva andare incontro a una grave crisi a causa di un conflitto d'interessi nella spartizione della Polonia.

La Delfina, visto il suo rango superiore, su consiglio delle zie rifiuto' di rivolgere la parola a Madame Du Barry, la quale essendo di rango inferiore, non poteva parlarle per prima. Dopo quasi due anni, spinta dal Conte Mercy d'Argenteau, l'ambasciatore austriaco, e da sua madre, Maria Antonietta capitolo'.

Il 1° gennaio 1772, durante le feste per il capodanno, si avvicino' alla contessa Du Barry e le rivolse queste uniche parole: "C'e' molta gente, oggi, a Versailles" ; piu' tardi, pero', affermo' anche: "Le ho parlato una volta, ma sono decisissima a non farne altro e quella donna non udra' piu' il suono della mia voce" .

Maria Antonietta doveva anche fare i conti con sua madre, che le scriveva regolarmente e riceveva i rapporti segreti da Mercy d'Argenteau sul comportamento della ragazza. La Delfina veniva costantemente criticata per la sua incapacita' di suscitare passione nel marito, che raramente dormiva con lei e non aveva interesse nel farlo, e di promuovere gli interessi della Casa d'Asburgo-Lorena.

L'imperatrice, inoltre, dimenticando il suo passato di sportiva, criticava aspramente le corse a cavallo che erano causa di aborto, benche' non ce ne fosse il rischio, visto che Maria Antonietta non sarebbe rimasta incinta ma, paradossalmente, ammiro' molto e pose nel suo studio privato un ritratto della figlia vestita da cavallerizza.

Maria Teresa
si spinse sino ad insultare direttamente la figlia definendola priva di bellezza e di talento e dicendole che quindi era un fallimento, soprattutto dopo i matrimoni del Conte de Provence con Giuseppina di Savoia e del Conte d'Artois con Maria Teresa di Savoia.

A soli diciannove anni, a seguito della morte di Luigi XV, avvenuta il 10 maggio 1774, Maria Antonietta divenne regina di Francia.

Tuttavia, l'intervento della regina nelle nuove contese di Palazzo (fini' invero col sostenere i Polignac), il suo noto ascendente sul re, ed il peggioramento della situazione popolare, le alienarono ben presto il sostegno tanto dei potenti quanto del popolo.

Il suo carattere apparentemente gaio e frivolo, la sua leggerezza, oltre alle enormi spese della vita di Corte ed a qualche scandalo, radicarono l'ostilita' verso una straniera (come gia' detto veniva chiamata l'Austriaca) giudicata troppo frivola per essere una degna regina di Francia.

Nel 1774 Luigi XVI regalo' alla consorte - Le Petit Trianon - un piccolo palazzo situato nella reggia di Versailles dove Maria Antonietta volle ricreare quel piccolo ambiente familiare da lei tanto desiderato, dove poter stare in pace con i propri figli e dedicarsi alle sue amicizie e inizio' subito i lavori di restauro per rendere quel piccolo palazzo "la piu' dolce e piacevole delle residenze". Qui Maria Antonietta viveva un'esistenza tranquilla e serena, circondata dalle persone che amava e dai suoi figli.

Nei pressi del Petit Trianon la regina fece erigere un piccolo villaggio di otto case, comprendenti una fattoria, una latteria, un mulino e un caseificio (Le Hameau).

Non v'e' dubbio sul fatto che Maria Antonietta vivesse, come e piu' degli altri nobili del suo tempo, una vita agiata e leggera, ristretta al suo circolo privato, agli amici suoi piu' cari, ed estremamente dispendiosa. Benevola con le persone che riteneva amiche, si lasciava influenzare parecchio in materia politica. Nonostante la sua esperienza in tale settore fosse poco piu' che nulla, elargiva ella stessa , con il consenso del regale consorte, cariche e potere ed ogni sorta di privilegio.

Spendeva ingenti somme della sua cassa personale per acquistare abiti e gioielli tanto da dover chiedere prestiti al marito.

A dispetto di cio' che si e' abitutati a pensare, Maria Antonietta non ignorava le condizioni del popolo francese.
Molti episodi testimoniati da piu' fonti dimostrano che ella, da delfina e da regina, aveva molto a cuore le opere di beneficienza e di aiuto per i piu' poveri.

Maria Antonietta , insomma, fu si' generosa con i suoi favoriti, ma anche con i contadini e popolani. Nonostante questo, resto' ugualmente invisa al popolo, specie quello parigino, che, piu' a conoscenza dei lussi di corte, viveva negli stenti.

Di lei si diceva che fosse una sperperatrice di ricchezze ed amasse circondarsi di lussi ed oggetti preziosi. Un diamante porta il suo nome: Maria Antonietta Blue, dal tipo di gioiello che lei stessa amava portare sempre con se.

Le spese folli e l'attitudine allo spreco le fecero guadagnare il soprannome di "Madame Déficit". Era considerata la prima, se non la sola, responsabile del disastro economico francese.

Una serie di calamita' naturali (quali siccita' ed inverni molto rigidi), le spese per la Guerra Americana, la difficile eredita' lasciata da Luigi XV ed ancora la "Politica di potenza" del suo predecessore Luigi XIV e, da ultimo, le spese per gli eccessi della nobilta' portarono ad un vero tracollo delle pubbliche finanze; nel 1776 venne cosi' licenziato il controllore generale delle Finanze Ann-Robert-Jacques Turgot, che aveva espresso la sua contrarieta' alla nomina della principessa di Lamballe a sovraintendente della Real Casa (che comportava, oltre ad onori e privilegi speciali, un appannaggio annuo di 400.000 franchi), e venne chiamato a corte Jacques Necker, banchiere ed economista.
Costui critico' aspramente le spese esagerate tenute a corte, ma non fu in grado di far cambiare il tenore di vita della famiglia reale.

Nel frattempo la piccola borghesia francese, molti commercianti ed artigiani ed i cosiddetti Club, frequentati da intellettuali ed aristocratici (il piu' noto di tutti, Filippo d'Orléans, cugino del re, sponsor e finanziatore della rivoluzione dalla quale verra' poi travolto) si preparava alla rivoluzione.

Nel maggio del 1789 ci fu l'apertura degli Stati Generali, un'assemblea che avrebbe dovuto trovare rimedio al grande deficit finanziario venutosi a creare durante gli ultimi 30 anni e che stava portando la Francia alla rovina.

A Parigi, intanto, i disordini per la mancanza del pane erano all'ordine del giorno. Le carestie degli ultimi anni e il rigido inverno tra il 1788 e il 1789 (il piu' freddo a memoria d'uomo fino ad allora) fecero affluire nella capitale molti contadini affamati e stremati che iniziarono a vivere di vagabondaggio.

Si mormorava che la Corte volesse affamare il popolo per farlo vivere nel terrore e assoggettarlo ai voleri della monarchia. Rivolte e tumulti scoppiavano un po' ovunque tutti i giorni; i panifici venivano presi d'assalto e gli stessi panettieri venivano impiccati ai lampioni sulle pubbliche piazze.

Per far fronte a queste continue sommosse, il re istigato dalla regina che inizio' ad intromettersi nella politica, fece arrivare truppe da ogni parte della Francia nella capitale in modo da tenere a bada i manifestanti. Il popolo prese d'assalto l'Hôtel des Invalides (che ospitava un'armeria) il 13 luglio, e la Bastiglia (14 luglio 1789) sperando di trovarvi polvere da sparo e munizioni; tale data segno' l'inizio' della Rivoluzione Francese.

Molti nobili la notte stessa del 14 luglio iniziarono a fuggire all'estero, ma la famiglia reale rimase a Versailles. Il popolo tuttavia era scontento, temendo che i Borboni volessero fuggire come gli altri nobili.

Alle 5 del mattino del 6 ottobre la folla invase il palazzo di Versailles per riportare a Parigi la famiglia reale. L'apparizione della regina accanto al generale La Fayette, che faceva parte dell'ala rivoluzionaria piu' moderata, ridusse la folla, per il momento, a piu' miti consigli. Tuttavia la Corte fu costretta a lasciare la reggia di Versailles per trasferirsi in gran fretta al Castello delle Tuileries situato nel centro di Parigi: una mossa per poter tenere sott'occhio quelli che venivano derisoriamente chiamati il fornaio in persona (il re), la moglie del fornaio (la regina) e il fornaretto (il delfino). Comincio' così il loro incubo. Da allora in poi un'intera nazione avrà per loro solo occhi carichi di disprezzo.

La vita alle Tuileries fu un vero e proprio calvario. Il palazzo, gia' vecchio e scomodo quando Luigi XIV aveva trasferito la corte a Versailles, era in balia dei curiosi e la famiglia reale in balia delle voci sul suo destino futuro e praticamente agli arresti domiciliari.

Il 21 giugno 1791, dopo due anni di soggiorno alle Tuileries, la famiglia reale tento' in gran segreto la fuga verso i Paesi Bassi austriaci, ma a pochi chilometri dal confine, presso la cittadina di Varennes-en-Argonne, furono riconosciuti, arrestati e riportati a Parigi.

Il viaggio di ritorno fu disastroso. Durato quattro giorni per la lentissima velocita' di marcia a cui era costretta la grande berlina da viaggio, circondata dalla folla accalcata che insultava e inveiva, addirittura arrivando a sputare in faccia al re, costretti a tenere i finestrini aperti per poter essere ben visibili e accaldati dalla calura di giugno.

Accolti dal silenzio ostile del popolo parigino, con i militari che anziché presentare le armi con le bocche dei fucili verso l'alto, le presentarono con le baionette verso il suolo, in segno di disprezzo, i sovrani avevano firmato la loro condanna a morte.

La fuga fini' di demolire l'idea della sacralita' della persona del Re, gia' assai scossa. Si inizio' a pensare che un re che aveva tradito il proprio paese cercando la fuga non fosse piu'necessario neppure allo Stato.

I reali rimasero per un altro anno alle Tuileries vivendo praticamente prigionieri, poco e mal protetti dai rivoluzionari. Il 10 agosto 1792 l'ennesimo assalto al palazzo, il piu'duro e il piu'cruento, dove morirono tutte le guardie svizzere del re e molti nobili rimasti a difendere la famiglia reale, vide la definitiva morte della Monarchia.

La famiglia reale cerco' rifugio presso l'Assemblea Nazionale, ma nel disfacimento delle istituzioni monarchiche Parigi era in mano alla Comune, sulla quale l'Assemblea non aveva alcun potere. Quest'ultima decise, "per la salvaguardia dell'incolumita' della famiglia reale" di rinchiuderli dentro la Tour du Temple, un antico monastero di Templari ora adibito a carcere. Ma un re in carcere e' un re gia' morto.

Fu cosi' che da li' a pochi mesi inizio' il processo al re che lo vide condannato definitivemente alla ghigliottina il 21 gennaio 1793 a Parigi in Piazza della Rivoluzione, oggi Place de la Concorde.

Dopo la morte del re, la regina Maria Antonietta visse per alcuni mesi in isolamento nel Tempio assieme alla figlia Maria Teresa e a Madame Elisabetta, sorella di Luigi XVI.

Il figlio (Luigi Carlo) venne separato dalla famiglia poco tempo dopo la morte del padre. Di lui si e' conosciuta la sorte solo nel 2005, quando grazie ad analisi sul DNA della sua presunta salma, si e' saputo che mori' per stenti nel 1795, a dieci anni, nella prigione del Tempio.

La regina Maria Antonietta fu trasferita alla prigione della Conciergerie nell'agosto del 1793. Il 14 ottobre venne portata davanti al Tribunale Rivoluzionario, dove dovette difendersi da gravi accuse, la piu' terribile delle quali fu quella di incesto, che le sarebbe stata intentata da suo figlio (che aveva allora appena otto anni).

Appellandosi alle donne presenti in sala, Maria Antonietta si difese con grande forza e dignita'. Ivi anche Bailly, arrestato a Melun a luglio, difese strenuamente la regina. Purtroppo tutto questo non basto' a salvarla. Era chiaramente un processo farsa, visto che la sorte della regina era gia' stata decisa prima dell'inizio del processo, e che entrambi i suoi avvocati furono persino arrestati in aula, in pieno dibattimento. Come il re, anche Maria Antonietta fu giudicata colpevole.

Mercoledi' 16 ottobre 1793 Maria Antonietta fu portata fuori dalla prigione, fatta salire sulla carretta dei condannati a morte e condotta verso il patibolo.

Con le mani legate dietro la schiena, salendo le scale di legno la regina si sbilancio' e pesto' involontariamente un piede del boia.

Allora con grande stile e dignita' si fermo' e gli disse: "Monsieur, vi chiedo scusa. Non l'ho fatto di proposito". Alle 12.15 la lama scese sul suo collo, tra le urla di gioia del popolo parigino.

Curiosita'

LA LEGGENDA DELLE BRIOCHE

Una diceria messa in giro a scopo denigratorio affermo' che alla notizia del popolo in tumulto per la mancanza di pane, lei avrebbe affermato: "Se non hanno pane, mangino brioches".

Tuttavia, questa voce era stata messa in giro gia' ai tempi di Maria de Medici e si tramando' di generazione in generazione, attribuendola di volta in volta alla regina "di turno".

La voce ha avuto particolare successo attribuita a Maria Antonietta, al punto da diventare luogo comune fisso sull'ex regina.

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LE SUE ULTIME PAROLE

Il testamento morale di Maria Antonietta , indirizzato alla cognata Madame Élisabeth. Questa lettera non arrivo' mai a destinazione, ma venne consegnata a Robespierre.

Questo 16 ottobre alle 4 del mattino, e' l'ultima volta che scrivo, sorella mia, e scrivo a voi. Sono stata or ora condannata non a una morte vergognosa, ché tale essa non e' che per i delinquenti, ma ad andare a raggiungere vostro fratello; innocente al pari di lui, spero di mostrare la medesima sua fermezza negli ultimi istanti. Sono calma come si e' calmi quando la coscienza non ha nulla da rimproverarsi; ho un profondo rammarico di abbandonare i miei poveri figliuoli; voi sapete che non esistevo che per loro e per voi, mia buona e tenera sorella; voi che, per l'amicizia vostra, avete sacrificato ogni cosa per stare con noi, in che congiuntura vi lascio! Sono venuta a sapere dagli stessi difensori del processo che mia figlia era separata da voi. Ahime'! Povera figliuola, non oso scriverle, non riceverebbe la mia lettera; non so neppure se questa giungera' a voi. Ricevete per loro due, qui, la mia benedizione; spero che un giorno, quando saranno piu' grandi, potranno ricongiungersi a voi e fruire in pieno delle vostre tenere cure: pensino entrambi a cio' ch'io non ho mai smesso di ispirar loro: che i principi e il compimento dei propri doveri sono la prima base della vita, che la loro amicizia e la loro fiducia reciproca ne fara' la felicita', che mia figlia senta come, all'eta' che ha, deve sempre aiutare suo fratello con i consigli che l’esperienza ch’ella avra' piu' di lui e la sua amicizia potranno ispirarle, ch'entrambi sentano infine che in qualunque posizione possano venirsi a trovare, non saranno davvero felici che in grazia della loro unione, che prendano esempio da noi, quanta consolazione ci abbia data nelle nostre disgrazie la nostra amicizia e nella felicita' si gode doppiamente quando si puo' condividerla con un amico, e dove trovarne di piu' tenero, di piu' vero che nella propria famiglia? Che mio figlio non dimentichi mai le ultime parole di suo padre, che espressamente gli ripeto: non cerchi mai di vendicare la nostra morte. Ho da parlarvi di una cosa penosissima per il mio cuore. So quanto dispiacere deve avervi procurato quel fanciullo: perdonategli, mia cara sorella, pensate all'eta' che ha e a quanto e' facile far dire a un fanciullo cio' che si vuole e perfino cio' che non capisce neppure. Verra' un giorno, spero, in cui egli sentira' ancor meglio il valore delle vostre bonta' e della vostra tenerezza per entrambi. Mi resta da confidarvi ancora i miei ultimi pensieri. Avrei voluto scrivere fin dal principio del processo; ma oltre che non mi si lasciava scrivere, le cose si sono svolte tanto rapidamente, che in realta' non ne avrei avuto il tempo. Muoio nella religione cattolica, apostolica e romana, in quella dei miei padri, in quella in cui sono stata educata e che ho sempre professata; nessuna consolazione spirituale avendo da attendere, ignorando se qui esistano ancora preti di questa religione, senza contare che il luogo ove io sono li esporrebbe troppo se vi entrassero anche una volta soltanto. Chiedo sinceramente perdono a Dio di tutte le colpe che ho potuto commettere da che sono al mondo; spero che, nella sua bonta', vorra' benignamente accogliere gli estremi miei voti, così come quelli che ho fatto da gran tempo ormai perché voglia ricevere la mia anima nella sua grande misericordia e nella sua bonta'. Chiedo perdono a tutti coloro che conosco, e a voi, sorella mia, in modo particolare, di tutti i dispiaceri che, senza volerlo, potessi avervi cagionato. Perdono a tutti i miei nemici il male che mi hanno fatto. Dico qui addio alle mie zie e a tutti i miei fratelli e le mie sorelle. Avevo degli amici. L'idea d'esserne separata per sempre e le loro sofferenze sono uno dei piu' grandi dolori che porto meco morendo; sappiano almeno che, fino all'ultimo istante, penso a loro. Addio, mia buona e tenera sorella; possa questa lettera giungere fino a voi! Pensate sempre a me, vi abbraccio e bacio con tutto il cuore, così come quei poveri e cari figliuoli. Quanto e' straziante, mio Dio, abbandonarli per sempre! Addio! Addio! Ora non mi occupero' piu' che dei miei doveri spirituali. Siccome non sono libera delle mie azioni, mi condurranno qui, forse, un prete che ha fatto il giuramento, ma io protesto che non gli diro' una parola e che lo trattero' come un essere assolutamente estraneo . **********************************************************************************

Fonti e bibliografia:
  • Wikipedia l'enciclopedia libera
  • Maria Antonietta - La solitudine di una regina (Antonia Fraser)
  • Maria Antonietta (André Castelot)
  • Maria Antonietta (Carolly Erickson)

Le foto di questo articolo sono tratte da: